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martedì 19 marzo 2013

Giandojòt!

di Martina Francescon



 

Scorrendo con l’occhio della mente  il panorama Torinese nell’immediato tutti scorgerebbero la Mole e la Fiat.
Molti  vedrebbero il Po e il Museo Egizio. Gli sportivi troverebbero la Juventus e il Torino, poi si ricorderebbero  delle Olimpiadi e cercherebbero lo Stadio, qualcuno  penserebbe alla Sindone, altri si godrebbero la Reggia di Venaria.

Sarebbero in pochi, e in pochi Torinesi, ad andare oltre...

Non tutti  infatti sanno che la Maschera caratteristica di Torino è Gianduja, ma sicuramente conoscono quella delizia di cioccolato che da esso prende il nome.

Dunque Mole, Fiat, Toro e Juve, Olimpiadi, Sindone, Savoia... e Giandujotto, Giandojòt per gli amici.

Se è vero che ogni città e paese del mondo si accompagna a oggetti e luoghi comuni positivi o meno, aspetti di cui vantarsi o rammaricarsi, allora il gianduiotto è precisamente una di quelle caratteristiche di cui Torino può andare fiera.

Inventato quasi per caso nel 1865 dalla società Torinese Caffarel, che per supperire alla mancanza di cioccolato causata dal blocco napoleonico, sostituì buona parte del cacao dell’impasto con le nostrane e ben conosciute Nocciole delle Langhe, ottenendo un gusto marcatamente diverso da qualunque altro cioccolato esistente.

Dal momento che le nocciole andavano pressate e sbriciolate in pezzi molto fini, non era possibile produrre il Gianduiotto in forme, si tagliava a mano, pezzo per pezzo, e se da allora nulla è pressochè cambiato per alcuni laboratori che ancora oggi tagliano e incartano manualmente il prezioso lingottino, molte aziende ormai lo producono tramite stampi, riproducendo il gusto e la composizione delle prime forme.

Pur non sapendone spesso il nome e la provenienza, moltissimi Italiani e non da quasi centocinquant’anni assaggiano la barchetta rovesciata e ne diffondono l’ottima nomea: nessuno nega l’unicità del cioccolatino torinese, che  con il suo corpo cremoso e compatto al tempo stesso, perfetto da gustare all’ombra della Mole e dei  portici di via Po, accompagna la propria raffinatezza a quella della città.

Certo infatti si usa associare le buone pietanze con vini e spumanti altrettanto buoni, ma non sono questi ultimi gli alleati  ideali del Nostro.

Piazza San Carlo e la collega Vittorio sono delle ottime compagne di degustazione del Gianduiotto, delicate nei lunghi pomeriggi di sole ed eleganti nelle fredde mattinate invernali, silenziose interlocutrici dei più acuti Torinesi e visitatori, che, se ancora non conoscessero il gusto del cioccolato gianduja, una volta provato lo saprebbero distinguere tra mille altri.

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