Molti vedrebbero il Po e il Museo Egizio. Gli sportivi troverebbero la Juventus e il Torino, poi si ricorderebbero delle Olimpiadi e cercherebbero lo Stadio, qualcuno penserebbe alla Sindone, altri si godrebbero la Reggia di Venaria.
Sarebbero in pochi, e in pochi Torinesi, ad andare oltre...
Non tutti infatti sanno che la Maschera caratteristica
di Torino è Gianduja, ma sicuramente conoscono quella delizia di cioccolato che
da esso prende il nome.
Dunque Mole, Fiat, Toro e Juve,
Olimpiadi, Sindone, Savoia... e Giandujotto, Giandojòt per gli amici.
Inventato quasi per caso nel 1865
dalla società Torinese Caffarel, che per
supperire alla mancanza di cioccolato causata dal blocco napoleonico, sostituì
buona parte del cacao dell’impasto con le nostrane e ben conosciute Nocciole
delle Langhe, ottenendo un gusto marcatamente diverso da qualunque altro
cioccolato esistente.
Dal momento che le nocciole andavano
pressate e sbriciolate in pezzi molto fini, non era possibile produrre il
Gianduiotto in forme, si tagliava a mano, pezzo per pezzo, e se da allora nulla
è pressochè cambiato per alcuni laboratori che ancora oggi tagliano e incartano
manualmente il prezioso lingottino, molte aziende ormai lo producono tramite
stampi, riproducendo il gusto e la composizione delle prime forme.
Certo infatti si usa associare le
buone pietanze con vini e spumanti altrettanto buoni, ma non sono questi ultimi
gli alleati ideali del Nostro.
Piazza San Carlo e la collega
Vittorio sono delle ottime compagne di degustazione del Gianduiotto, delicate nei
lunghi pomeriggi di sole ed eleganti nelle fredde mattinate invernali,
silenziose interlocutrici dei più acuti Torinesi e visitatori, che, se ancora
non conoscessero il gusto del cioccolato gianduja, una volta provato lo
saprebbero distinguere tra mille altri.

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