La FIOM (Federazione Italiana Operai
Metalmeccanici) organizza la manifestazione a favore dei lavoratori.
Alle 9 in Piazza Arbarello per arrivare
alle 11 fin sotto il Palazzo della Regione, in Piazza Castello. Sarà
questo il percorso che seguirà il corteo di protesta indetto dalla
Fiom per il 9 aprile, alla quale parteciperanno i
rappresentati di alcune aziende in crisi e alcuni delegati della
Fiat. Oggetto della manifestazione sarà, ancora una volta, il
diritto al lavoro riferito alle norme stabilite dal contratto dei
lavoratori.
Federico Bellono,
segretario provinciale della Fiom, ha dichiarato e sottolineato la
loro completa e perenne opposizione al licenziamentodei dipendenti e
non elude ancora una volta a chiedere alle istituzioni politiche di
interessarsi e applicarsi per i gravi problemi dei lavoratori e di
quelle migliaia di persone che ormai sono disoccupate.
Si combatte ancora
perchè si intervenga nella tutela del lavoro, del lavoratore e del
reddito, per il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga e
i contratti di solidarietà, che permetterebbero al cittadino
disoccupato di provvedere almeno ai suoi bisogni primari, che, dato
il periodo di crisi, si fanno sempre più gravi da soddisfare.
La Federazione
Italiana Operai Metalmeccanici, aderente alla CGIL e che da anni si batte anche per la tutela dei lavoratori nel campo
della metallurgia, ha svolto un'indagine statistica riguardo al
mercato del lavoro in Italia negli ultimi quattro anni, che ha
fornito dati poco rassicuranti. Considerando la situazione di 406
aziende campione, il 31,7% di queste sono state dichiarate fallite, e
il numero dei lavoratori è calato da 56.125 a 42.000.
"We are trying to turn the volume down”
(“stiamo cercando di tenere il volume basso”) ha detto qualche giorno fa un
ufficiale del Dipartimento della Difesa Americana: “noi accusiamo i nordcoreani
di alzare continuamente la tensione, ora siamo preoccupati di non fare lo
stesso". Aumenta l’attrito tra Stati Uniti
d’America e Corea del Nord rispetto alla
notizia citata dall'agenzia Yhonap."La
Corea del Nord ha recentemente caricato due missili a medio raggio su una rampa
di lancio e li ha nascost in un luogo
sconosciuto della costa orientale”. Ad alimentare
la tensione contribuisce anche il messaggio del regime rivolto alle ambasciate
straniere, che sono state invitate a tenersi pronte a lasciare il paese in caso
di necessità. Tuttavia la Casa Bianca afferma di non essere stupita da questo
comportamento e Mosca afferma che “ci sono elementi familiari “e dunque non intende
spostare il personale diplomatico. Gli analisti continuano a pronunciarsi
riguardo la condotta di Pyongyang e molti sostengono che la Corea del
Nord stia mettendo il mondo di fronte alla minaccia nucleare, vantando la capacità
di sparare missili contro la base militare americana situata sull’isola di Guam,
non perché voglia realmente una guerra né perché si proponga un sostanziale
obiettivo politico, ma per testare le reazioni della comunità internazionale
.Infatti non avrebbe le capacità per
lanciare missili nucleari contro l’America e secondo James Hardy redattore per il Jane’s Defence Weekly i missili nel peggiore dei casi potrebbero raggiungere il Giappone.Altri
invece sostengono che questo sia l’ultimo gesto di un paese alle prese con una
grande difficoltà socio-economica ,nascosta dietro ad un’ideologia che
ufficialmente condanna l’ingiusta distribuzione delle ricchezze .Non c’è
traccia di alcun tipo di riforma e lo Stato continua a rimanere fedele al culto
del predecessore e padre diKim Jong II.Non
si conoscono le reali intenzioni di questo stato e queste dunque sono solo speculazioni.Non
resta che aspettare.
Arriva anche tra i giovani italiani
la nuova moda del web, le pagine “spotted”.
Le pagine “spotted” (che
letteralmente significa “adocchiato”) sono delle pagine sui social network –
più nello specifico Facebook – gestite da admin anonimi che pubblicano pensieri
di utenti altrettanto anonimi.
La prima pagina spotted nasce a
Londra nel 2010, quando degli studenti universitari decidono di aprire una
pagina in cui possano commentare le ragazze dell’Università in modo anonimo. In
un brevissimo lasso di tempo il sito ha raggiunto i 250mila utenti, ma non ha
avuto lunga vita data la numerosa quantità di proteste che hanno portato alla
sua chiusura.
Le pagine spotted, quindi, non sono
altro che un nuovo modo per comunicare tra i giovani in modo anonimo, e si sono
diffuse in Italia a partire da quest’anno. Queste pagine riguardano luoghi
pubblici, come licei o università, o addirittura intere città.
Una vera moda, insomma, che si basa
semplicemente sull’anonimato; critiche, dichiarazioni d’amore, lamentele, si
può leggere di tutto su una pagina spotted.
Un altro passo avanti dei social
network o semplicemente una nuova dimostrazione che noi giovani siamo sempre
meno in grado di comunicare tra noi? Ai posteri l’ardua sentenza.
Clima burrascoso in casa PD. Negli ultimi giorni il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, è tornato a far parlare di sé, invitando, inizialmente, a uscire dalla “sede vacante” e in tempi brevi, per, poi, ritornare più volte sulle sue parole; specificando, limando e correggendo. Il riferimento alla sede pontificia e alla recente nomina di Papa Francesco
non è casuale. Renzi ha infatti dichiarato: "Decidetevi, sono passati più di quaranta giorni dalle elezioni. Persino la Chiesa che non è un modello di speditezza è riuscita a organizzarsi velocemente. Con il sistema politico che abbiamo non abbiamo ancora capito chi ha vinto o perso le elezioni". Il sindaco insiste convinto che "Le soluzioni tecniche, se si vuole, si trovano, ma bisogna volerle e smettere di pensare ai destini dei leader politici, e pensare ai problemi del Paese".
Attaccato da Sinistra e invece approvato da Destra, rispetto all’invito ad allearsi con il PdL per il cosiddetto patto col diavolo, oggi ha specificato: "Non so se la soluzione di un governo PD-PdL sia quella che davvero i dirigenti romani sceglieranno. Le alternative sono tre: governo PD-PdL, PD-M5S o elezioni. Il governo PD-M5S, Grillo non vuole; le elezioni mi sa che non le vogliono in tanti. Su un governo PD-PdL staremo a vedere". Esclude infine che da parte del Quirinale arrivi a lui il compito di formare un nuovo governo, nonostante un sondaggio Swg realizzato in esclusiva per Agorà su Rai Tre, assegnerebbe a un Pd guidato dal sindaco di Firenze il 36% dei voti: un risultato che realisticamente garantirebbe la maggioranza su centrodestra (28%) e Movimento 5 Stelle (26%), con uno scarto di circa 8 punti percentuali rispetto a quello guidato da Bersani.
A ribadire la non volontà del primo cittadino di Firenze di supplire all’attuale Presidente PD c’è la reazione di Renzi e dei suoi fedelissimi al titolo con cui ieri è uscita L’Unità: “No di Renzi al Governo Bersani”. Titolo considerato talmente inappropriato da spingere Matteo Richetti, fedelissimo di Renzi, a chiedere le dimissioni del direttore del quotidiano, Caludio Sardo. Ripreso, però, dal portavoce di Pierluigi Bersani, Stefano Di Traglia, in una replica su Twitter, ha porto le sue scuse, senza tuttavia ritrattare sulla gravità dell’attacco da parte del giornale.
Sembra dunque una partita tra renziani e bersaniani, ma in realtà resta da decidere il destino dell’Italia in una così delicata fase, e più voci si sono levate sostenendo che larga parte degli italiani pensa quello che Renzi ha sostanzialmente detto, cioè di fare qualcosa, e soprattutto di farlo “adesso!” – per impiegare motti che già in passato sono stati propri dello sfidante di Bersani alle primarie.
La posta in gioco non sono, dunque, le tanto famigerate “poltrone”, ma il presente e il futuro del nostro Paese, al quale forse sarebbe davvero bene dare segnali più forti.
Paul Kalkbrenner, disc jockey
tedesco di fama internazionale e attore, nasce a Lipsia nel 1977. La sua
formazione e maturazione artistica si svolge però a Berlino, dove intraprende
la sua carriera ai piatti già a metà degli anni ’90. Manifesta da subito una
spiccata attitudine per generi musicali emergenti come l’elettronica, la techno
e la trance, e a partire dal 1999 collabora con la nota casa discografica
tedesca BpitchControl, per la quale produce tutti i suoi
album
(anche se dal 2011 ha
fondato una casa discografica propria, la Paul Kalkbrenner Musik): nel 2001 esordisce con Superimpose e Zeit,
nel 2004 lancia Self , nel 2005 Maximalive e nel 2006 Reworks.
Per quanto riguarda la sua carriera da attore, è da segnalare
il ruolo da protagonista nella pellicola BerlinCalling, realizzata nel 2008 dal regista tedescoHannes Stöhr, premiata, nel
corso dello stesso anno, al Locarno Film
Festival e all’Amburgo Film Festival, e l’anno successivo al più prestigioso
Berlino Film Festival. In più, Kalkbrenner realizza la colonna sonora del film
(poi diventata un autentico album), contribuendo a rendere BerlinCalling un vero e
proprio cult del suo genere;
dall’album, collaborando insieme al fratello Fritz, trae nel 2009 il suo primo
singolo, Sky and Sand, disco d’oro in
Belgio e successo internazionale.
La sua carriera prosegue e, fra un concerto e l’altro, nel
2011 realizza – e produce – un nuovo album, Icke
Wieder : un disco di dieci tracce in stile electro con una spolverata di
techno, e con una direzione un po’ più minimale rispetto agli album precedenti.
Paul Kalkbrenner nel 2011 all’Oval Lingotto di
Torino, in occasione della presentazione
di Icke
Wieder
Nel 2012 Kalkbrenner pubblica poi il nuovo album, Guten Tag, un’ennesima prova della sua maestria tecnica: dimostra sempre come la sua sia una techno accessibile a tutti, non graffiante e non noiosa (nonostante i brani del disco siano 17). Kalkbrenner conquista: questa sua capacità lo distingue dagli altri e gli ha permesso di meritare nel 2012 la novantunesima posizione nel ranking mondiale nella classifica top 100.
Dall’inizio dell’anno, ma specialmente a partire da febbraio, Paul è stato impegnato in diverse occasioni per il Guten Tag Tour, nelle quali ha suonato con successo in quindici località europee diverse con ben 3 sold out (Parigi, Amsterdam e Berlino). Il suo soggiorno in Italia, il 22 Marzo a Fiera Milano e il 23 Marzo al Palalottomatica di Roma, è stato ben accolto dai suoi fan che lo hanno supportato calorosamente.
Fare techno senza scendere a compromessi e risultare contemporaneamente graditi alle masse per anni è affare molto difficile, ma Paul Kalkbrenner lo sa fare molto bene.
A chi non sarà mai capitato mentre fa un giro per la propria città di incontrare un artista di strada mentre suona, canta, pratica attività di giocoleria o altro ancora. Queste persone in gergo vengono chiamate Busker e solitamente si esibiscono gratuitamente. Purtroppo gli artisti di strada sono in via di estinzione, forse per colpa della troppa burocrazia che sta alle spalle di queste organizzazioni. In alcuni casi infatti per potersi esibire c'è bisogno di una licenza, o un permesso del comune: bisogna rispettare un rigido regolamento e tuttavia non sono rare le sanzioni per disturbo della quiete e occupazione del suolo pubblico.
Busker australiano
Il ragazzo nella fotografia é John Butler. Nasce il 1 Aprile del '75 in California. Dopo essersi trasferito in Australia, la madre gli regala una Dobro del 1930. La sua carriera musicale comincia per le strade. Suona qualsiasi genere di strumento, prediligendo però gli strumenti a corde. Nelle vie di Perth il suo nome comincia ad esser conosciuto. John acquista una certa notorietà, proporzionale alle sue abilità.
La sua musica è apprezzata dagli australiani, tanto che decide di unirsi ad altri due ragazzi come lui e formare una band, The John Butler Trio, composta da lui, Byron Luiters e Nicky Bomba.
the John Butler Trio
JBT
I tre ragazzi riscuotono un immediato successo, pubblicando due album nel biennio '98 - '00. Attraverso il passaparola, immagini, e video diffusi sul web si creano una piccola schiera di seguaci, ma il mito dei JBT fatica a farsi conoscere a livello mondiale.
La musica di John è infatti decisamente di nicchia, è un genere underground, che non tutti apprezzano.
Ma nel 2001 arriva la svolta per i tre giovani ragazzi: con la pubblicazione dell'album "Three" alcune radio cominciano a trasmetterlo, in particolare la radio alternativa "Triple J" che gli consente di scalare la classifica dell'emittente australiana ( l'equivalente di Rockit in Italia). Prendono parte a numerosi festival musicali, vincono nel 2001-2002 il disco di platino australiano.
I "The John Butler Trio" contano oggi centinaia di migliaia di fan e ben 8 album pubblicati.
I suoi tour purtroppo passano raramente per l'Italia, dove ahi me non troverebbero molti spettatori, preferendo quindi mete americane e ovviamente australiane. Ecco alcuni tour dell'anno della band di strada.
Il Djent è un nuovo movimento, che interessa il genere heavy metal.
Sicuramente questo sottogruppo musicale nasce con una particolare spontaneità, in un modo del tutto diverso dal passato, attraverso un processo più consone ai tempi moderni: con il web.
"Tanti generi sono nati da movimenti di determinate
zone, altri da idee comuni a vari musicisti, altri ancora sono nati per
caso dalla sperimentazione; il djent no, Il Djent nasce su un forum
online, il forum di una band alla quale tutto il movimento è legato
indissolubilmente, i Meshuggah".
Misha Mansoor, l'origine del nome e le caratteristiche
Misha Mansoor dei Periphery
Le dita che digitarono per la prima volta la parola "djent" sono di Misha Mansoor, il fondatore dei Periphery, che con un gruppo di amici su un forum dichiararono che la loro musica si sarebbe chiamata così.
Djent è un termine onomatopeico per imitare il suono che produce una chitarra elettrica in powerchord, con l'aggiunta di una quinta, su una chitarra da sette corde. Una sorta di percussione metallica e profonda che, soprattutto nei Periphery, accompagna una linea vocale pura e melodica.
I Periphery
Trattandosi di "death-metal", le spezie più piccanti che condiscono questo genere sono growl e scream. Ma la grande novità è proprio il forte contrasto che scaturisce dalla mistione: voce melodica e limpida + potenti percussioni (assolutamente amelodiche) e nelle veloci poliritmie della batteria.
Citando ancora HRHM:
"Lo stile Djent è un moderno progressive metal
composto da powerchord add5 stoppati, batteria in poliritmia, cantato
Harsh a farne le basi ed in più ci sono svariate inserzioni melodiche,
cambi di tempo e perché no, strizzate d’occhio a vari generi come prog
rock e jazz. Bisogna dire comunque che la forte voglia di
sperimentazione da parte delle varie band le porta spesso a viaggiare su
territori unici seppur mantenendo i canoni base del genere".
Il metal incontra l'elettronica
Sono moltissime le inserzioni elettroniche, nel djent. Gli outro (i finali) peripheryani sono sempre composizioni elettroniche, virtuose ed articolate, dove certo non manca la polirtmia.
Remì Gallego: The Algorithm
L'originale fusione dà vita ad un nuovo tipo di djent: si chiama djent-step (fusione tra djent e dubstep). Veri esempi di follia ritmica che, pur essento frutto del moderno remix, puntano alla ricerca di uno stile molto vicino alla classica.
Sono passati ormai quattrocento anni dalla
stesura della tragedia shakespeariana più conosciuta e rappresentata nei teatri
di tutto il mondo, eppure i temi trattati paiono essere sempre gli stessi e non
cambiare mai: la relazione tra genitori e figli, la passione amorosa, il potere
al vertice di uno stato, ma anche la pazzia, il binomio azione/inerzia, le grandi
questioni esistenziali che affliggono l’uomo da millenni.
Una scena tratta dallo spettacolo
Tutto questo è stato rappresentato
con particolare abilità mercoledì 13 marzo alle 21 al teatro Gobetti dalla compagnia
teatrale "Teatro di Dioniso”, che ha saputo dare un tocco moderno all'opera drammaturgica.Diretto da Valter Malosti, “Amleto” ha avuto il proprio debutto
al teatro Alfieri di Asti lunedì 25 febbraio per la stagione “Parole d’Artista”
seguita da una ricca tournèe a Brescia, Torino e Bellinzona. L’adattamento dell’opera
si somma al numero delle rivisitazioni dell’”Amleto”, già proposto dalla
medesima compagnia nel 1999 con grande successo di pubblico e di recensioni.
I personaggi
Gli attori, tra cui spicca lo stesso regista nel ruolo del patrigno di Amleto, escono
per la maggior parte neo diplomati dalla Scuola per attori del Teatro Stabiledi Torino di cui Malosti è direttore: Annamaria Troisi, Jacopo Squizzato, Christian Mariotti La Rosa,
Mauro Bernardi, Roberta Lanave, Mariano Pirrello, Sandra Tuffolatti e Leonardo
Lidi, il protagonista. Lo scenario è diverso rispetto all'opera originale: ci si trova in un Ottocento per certi
versi inaspettato caratterizzato da un’atmosfera cupa e disorientante e si
passa immediatamente dopo nella camera da letto della madre di Amleto che, adattandosi alle scene,
farà da coreografia fino alla fine dello spettacolo.
Valter Malosti, attore e regista
«Conduco un lavoro sospeso
fra tradizione e ricerca alla scoperta di un “teatro sensibile”, - spiega
Malosti - dove l'emozione e il corpo dell’attore vogliono essere il punto
focale del fare teatro, senza rinunciare ad una spiccata attenzione per le arti
visive e la musica».Questo è il filo conduttore di tutto lo spettacolo che fa
uso di parti cantate composte da Bruno De Franceschi e cantate dagli attori
durante la recitazione, di effetti sonori a cura del sound designer Gup Alcaro e
di giochi luminosi creati da Francesco Dell’Elba. «Ho chiesto ai miei attori - racconta
Malosti - di prendere il testo alla lettera; la poesia di Shakespeare è sempre
concreta, e quando si riesce a dare un corpo a questa concretezza il fiume
delle parole scorre impetuoso e insieme limpido». Malosti
riesce sicuramente nel suo tentativo di riadattamento senza apportare modifiche
troppo radicali, ma allo stesso tempo arricchendo il teatro shakespeariano con
soluzioni e stratagemmi spesso percettibili solo all'occhio dello spettatore attento. La contemporaneità dell’Amleto di Malosti sta nel fatto che durante la recitazione improvvisamente
gli attori pariano con parole che non sembrano lontane da se stessi, ma che sono
adatte per quello che devono esprimere, e quelle medesime parole potrebbero essere
pronunciate anche dal pubblico.
"La migliore mostra su Capa che abbia mai
visto” e se lo dice John Morris, primo
direttore della Magum Photos (fondata
dallo stesso Capa) e grande amico del fotografo, c’è da fidarsi.
L’ormai 96enne, esordisce in questo modo, all'inaugurazione della mostra del
14 marzo a Torino, città che dopo l'esposizione delle ironiche opere di Henri
Cartier-Bresson dello scorso anno, che ha richiamato quarantamila
visitatori, ci presenta 97 densi bianco
neri allineati in due lunghi corridoi al primo piano di Palazzo
Reale, rappresentanti il significativo percorso artistico e umano di colui che nel
1938 laPicture Postdefinì “il migliore foto reporter di
guerra nel mondo”: Robert Capa.
Così, in occasione
del centenario dalla nascita dell’artista, accade
di veder sfilare sulle
bianche pareti foto, ricche di una tale forza visiva e incisività che, prima
ancora che testimonianze di un’epoca, sono diventate icone, simboli di un contraddittorio ventennio.
nella
sua breve e folgorante carriera, riuscì quindi a dipingere
veri e propri affreschi storici di ben cinque conflitti, che non sono una mera
documentazione di eventi, ma intrisi di una singolare sensibilità
«
Capa sapeva che cosa cercare e che cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad
esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un'emozione.
Ma lui è riuscito a fotografare quell'emozione conoscendola da vicino. »
La vicinanza
di cui parla John Steinbeck in
occasione della pubblicazione commemorativa di alcune foto del fotoreporter, è la medesima
di cui lo stesso Capa parlerà, affermando:
“Se le vostre fotografie non sono abbastanza
buone, vuol dire che non siete andati abbastanza vicino”,
non è solo una
vicinanza fisica al soggetto fotografato, ma una che porta all’immediatezza, all’empatia, all’umanità, alla bellezza struggente di immagini
che riescono a mostrare l’orrore che affligge un intero popolo attraverso il
volto di un bambino; determinante fu il fatto che Capa stesso fosse stato un rifugiato
politico, un ebreo costretto a fuggire dalla nativa Ungheria. Queste esperienze
segnarono la vita del fotografo, portandolo a sviluppare una profonda sensibilità,
una fratellanza con i protagonisti dei suoi scatti, e una volontà di fare della
fotografia un’arma di denuncia. Lo caratterizzò infatti un’urgenza tale da
spingerlo a scattare avvicinandosi a pochi metri dai campi di battaglia, fin
dentro il cuore dei conflitti.
Fu proprio tale
urgenza però, a
portarlo a prematura morte in
Indocina nel 1954, su una mina anti-uomo, all’apice della sua gloria.
In seguito alla tragedia,John Steinbeck scrisse: <<…Mi sembra che Capa abbia dimostrato senza ombra di dubbio che
un apparecchio fotografico può essere ben altro che un semplice meccanismo.
Come per la penna, la foto vale ciò che vale l’uomo che se ne serve. Essa può
essere la proiezione dello spirito e del cuore>>.
In modo potente e toccante, con immagini che sono
entrate in maniera indelebile nell’immaginario collettivo del Novecento, Capa è in grado di descriverci gli eventi
bellici attraverso singoli scatti, evocativi racconti.
Celeberrima icona, che quasi si confonde sui muri di Palazzo Reale tra altri intensi bianco neri, questa del miliziano spagnolo che cade colpito a morte sul fronte di Cordova, durante la guerra civile del 1936-39, tanto cruda e vera da essere diventata il simbolo non solo della lotta antifascista, ma indubbiamente anche della fondamentale opera del fotoreporter e della denuncia fotografica.
“Il più lungo e importante del ’900 è secondo la
maggior parte degli storici il 6 Giugno 1944, il D-Day, il giorno dello sbarco in Normandia.
Di quel giorno sono rimaste solo 11 fotografie, 11 immagini sgranate e
leggermente fuori fuoco, 11 icone del secolo breve scattate durante l’alba più
lunga. 11 fotografie scattate dal più grande e famoso fotoreporter di sempre:Robert Capa."
Il fotografo dimostra anche le sue grandi qualità di ritrattista
con scatti che lo liberano, in parte,
dall’etichetta del puro e duro fotografo di guerra: molte delle sue immagini,
infatti, catturano, anche le gioie della pace e il glamour dei tanti amici
scrittori, attori, giornalisti, artisti di cui si circondava.Capa forse per il carattere ,la bravura, l'entusiasmo entrò con facilità nel giro della grande cultura Europea conoscendo la amicizia di grandi e famosi intellettuali. Emerge da tali scatti la sua vena lirica e talvolta anche spiritosa – tanto da essere
paragonabile a quella di altri fotografi come André Kertész o
Henri
Cartier-Bresson
Il candidato del PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale) Enrique Peña Nieto era il favorito alle elezioni presidenziali del 1 luglio 2012. Il suo partito aveva già governato il Messico in una sorta di regime monopartitico quasi ininterrottamente tra il 1929 e il 2000. Da quella data le redini del potere erano passate al conservatore Partito Azione Nazionale (PAN) e aveva vinto le elezioni il candidato Vicente Fox e poi nel 2006, Felipe Calderón il presidente ancora in carica.
Peña Nieto appena eletto presidente
In quello stesso anno 2006 Peña Nieto era stato governatore dello Stato del Messico, e, appoggiato dal presidente Vicente Fox, aveva mandato migliaia di polizziotti nel paesino di San Salvador Atenco, dove era sorta una protesta per la costruzione di un nuovo aereoporto nella regione. In quell'episiodio una trentina di donne erano state violentate dalla polizia, due studenti erano morti e più di duecento contadini arrestati.
Di questo fatto e di molte altre azioni autoritarie e violente chiesero spiegazione l'11 maggio del 2012 Gli studenti dell'Universidad IberoAmericana, un istituto privato di gesuiti a Città del Messico, dove il candidato del PRI era stato invitato per una tavola rotonda. Gli studenti quel giorno persero la pazienza insoddisfatti delle risposte di Peña Nieto, che riguardo alle vicende di Atenco affermò : « [...]
ho preso la decisione d'utilizzare le forze di polizia per ristabilire
l'ordine, sfortunatamente si sono verificati alcuni incidenti che sono
stati tuttavia debitamente sanzionati [...] è stata una decisione che mi
assumo personalmente [...] seguendo il legittimo diritto dello stato
del Messico a fare uso della forza pubblica e questa decisione e' stata
validata dalla corte suprema [...]. », (come si riporta anche in quest'articolo di un giornale messicano.). Quel giorno il candidato del PRI fu costretto a nascondersi in bagno e poi imboccare l'uscita posteriore.
Enrique doveva il suo successo fino a quel momento principalmente a due motivi. Il primo riguarda la lotta al narcotraffico: il PRI aveva preferito stipulare accordi con i narcotrafficanti evitando molte morti ma favorendo la criminalità, il PAN invece nel tentativo di combatterli aveva causato, secondo stime non ufficiali, circa 60'000 vittime.
Il secondo motivo è invece legato all'informazione. Peña Nieto oltre a essere un'abile show-men possedeva l'appoggio incondizionato dei due network televisivi che da soli occupano il 90% del mercato dei media messicani, Televisa e TV Azteca. Proprio queste due televisioni il 12 maggio decantarono la buona riuscita dell'intervento del candidato nell'università iberoamericana, insieme a molte testate giornalistiche. La televisione Milenio TV girò un video in cui dei simpatizzanti di
Peña Nieto, fingendo di essere studenti dell’università IberoAmericana,
elogiavano il gran successo del candidato. Il presidente del PRI Pedro Joaquìn Coldwell invece, insieme a Peña Nieto stesso, accusò gli studenti di essere manovrati da gruppi di estrema sinistra violenti e li denigrò.
Gli universitari, quel giorno, avevano protestato specialmente per il duopolio delle televisioni e per rendere più democratici i mezzi di informazione e così, questi episodi, confermarono la validità delle loro rivendicazioni. Risposero allea queste accuse sui social networks: uno studente di scienze della comunicazione registrò un video con centotrentuno ragazzi che mostrando il loro libretto universitario dimostrarono di esistere, di non essere violenti, nè sottoposti ad alcun partito, ma semplici studenti, stufi di essere presi in giro.
Il loro messaggio si diffuse rapidamente passando da youtube a twitter, molte altre università scesero in piazza e si unirono alla protesta.
Quando poi i telegiornali e i mezzi di informazione li accusarono di essere solo 131 elementi in una Nazione di oltre cento milioni di individui, il
giorno successivo nacque il movimento YoSoy132, "io sono il numero 132" da parte degli altri studenti messicani: quei ragazzi non erano da soli. Un alunno del Tecnologico de Monterrey con un gioco di parole creò l'hashtag #YoSoy132. che diede il nome al movimento.
Sabato 19 maggio inoltre, una manifestazione a Città del Messico contro Enrique
Peña Nieto, benché già organizzata da tempo, fu monopolizzata dagli
studenti: 40-50mila giovani si riversarono nelle strade
della capitale, mentre in contemporanea diverse migliaia manifestano
nelle piazze delle altre città del paese. Parte della manifestazione
arrivò sotto la sede di Televisa, il principale alleato mediatico di
Peña Nieto. Su twitter l'hashtag #MarchaYoSoy132 si propagò come un incendio e restò per giorni sulle bocche di tutti. Sui giornali si iniziò a parlare di "primavera mexicana".
Il 24 maggio e il 30 maggio ci furono altre due importanti manifestazioni. In particolare in questa seconda data, 7000 studenti da 54 università di tutto il Messico si ritrovarono nei giardini dell’Università
Nazionale Autonoma del Messico, la più grande università pubblica
dell’America Latina, per definire un programma e un’agenda. Il movimento pubblicò il suo manifesto e fu creato un video messo su youtube dove vari studenti esponevano i vari punti. I ragazzi si definirono apartitici e caratterizzati dalla volontà di rinnovare la situazione del paese. Gli studenti infatti si battevano per la libertà di espressione,
invocando la democratizzazione della vita pubblica e dei mezzi di
comunicazione e un'elezione trasparente e senza brogli; chiedevano inoltre
uguali possibilità di studio e di lavoro per tutti i cittadini e accesso
a Internet per tutti. Esigevano un processo politico a Calderòn per le vittime nella guerra del narcotraffico, chiedevano medicine gratuite, accesso all'acqua per tutti e che Pemex (l'azienda petrolifera pubblica messicana) non fosse privatizzata.
Il 10 giugno si svolse il secondo dibattito tra i canditati che fu un fiasco e mise in cattiva luce
Peña Nieto, oltre che essere palesemente imparziale. Molto più successo riscosse il 19 giugno quello organizzato dal movimento più libero e movimentato, trasmesso in diretta streaming su youtube, a cui aderirono tutti i candidati eccetto
Peña Nieto.
Purtroppo gli sforzi di questi studenti per cambiare il sistema politico non bastarono a fermare il candidato del PRI. Li penalizzò sicuramente una certa disorganizzazione interna ma principalmente li misero in difficoltà le strategie del governo per farli apparire in tutti i modi un movimento diviso e violento, che ricorse anche a infiltrati nelle manifestazioni.
Il 1 luglio
Peña Nieto ottenne il 38,2 per cento mentre il suo avversario, il candidato del PRD (partito della Rivoluzione Democratica) Andrès Manuel Lòpez Obrador il 31,5 percento dei consensi. Obrador convinto che ci fossero stati dei brogli elettorali dichiarò: <<agiremo per vie legali>> e presentò un ricorso in tribunale per presunte irregolarità. Il 31 agosto il tribunale, nonostante i tentativi di dimostrare che il PRI avessse comprato cinque milioni di voti, dichiarò
Peña Nieto presidente. Egli si insediò ufficialmente alla presidenza il 1 dicembre 2012 e gli studenti convocarono l'ennesima manifestazione, che però non modificò l'evidenza dei fatti.
Adesso il movimento #YoSoy132 continua a crescere e ad agire principalmente sui social networks in particolare nella sua pagina twitter, organizzando manifestazioni e sperando nel cambiamento. Recentemente ha conseguito una vittoria riguardo il proprio riconoscimento, poichè a quanto sembra, la commissione dei diritti umani si è schierata a suo favore. Inoltre ha proclmato una manifestazione antifascista chiedendo di non criminalizzare la protesta.
La primavera messicana, come già in precedenza lo è stata la primavera araba, è l'ennesima dimostrazione di come internet sia diventato un libero canale di dialogo e confronto, che permette ai giovani di esprimere la propria opinione e ribellarsi a prescindere dalla monopolizzazione dello stato degli altri mezzi di comunicazione. La domanda che resta da porsi è se saremo in grado continuare a sfruttare in modo concreto la possibilità di democrazia che ci offre il web o se gli accenni di cambiamento rimarranno scritti sotto forma di hashtag.
Quest’anno festeggeranno insieme il bicentenario dalla loro
nascita due colossi del teatro musicale Europeo: Giuseppe Verdi e Richard Wagner. Impossibile ridurli unicamente a compositori, entrambi ragionarono
sempre in termini di teatro (il modello di Wagner era quello della Grecia
antica) anche se la loro opera lirica rimane un pilastro della musica
Ottocentesca.
Richard Wagner nacque dopo otto fratelli nel 1813 a Lipsia, dal noto
funzionario K. F. Wagner anche se si vociferava che fosse il figlio naturale
dell'attore ebreo Ludwig Geyer.
Portò a termine con successo gli studiletterari iniziati all’Università di Lipsia
nel 1831 ma fin da ragazzo si mostrò attratto verso il teatro e la musica,
quella di Weber e Beethoven in particolare e tentò di comporre drammi, opere e
sinfonie ma non si pose tuttavia seriamente allo studio della musica se non
piuttosto tardi, compiendolo per altro molto rapidamente.
La sua musica e il suo teatro, a cui era caro il tema della
mitologia, si sono prestati, nel tempo, a svariate interpretazioni, e sono
spesso state motivo di diatribe a livello musicale ma anche politico. Fu eretto
a vessillo dalla società tedesca degli anni ’30. Adolf Hitler, sproloquiando,
sosteneva che: “Chi vuol capire la Germania nazionalsocialista deve conoscere
Wagner”, ma durante tutto il ventesimo secolo Wagner fu letto e rappresentato
anche in altre chiavi: socialista, rivoluzionaria, marxista, psicanalitica, mistica,
fantasy e numerose altre.
Nonostante ciò il teatro di Wagner sopravvive alle sue
interpretazioni grazie a quella misteriosa proprietà della grande Musica, di
spaziare più che in orizzontale (sulla terra, tra gli uomini e le loro diverse
culture), in verticale, protendendosi verso l’alto, verso il cielo, sconfinando
nell’infinito Celeste.
Giovedì 7 Marzo 2013 in occasione del duecentenario dei natali
di questo grande musicista romantico è stato rappresentato, nell’auditorium di
Torino dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, un estratto dall’opera di
591 pagine del “Gotterdammerung” (Il crepuscolo degli dei), composta dal 1848
al 1874.
Ha diretto l’orchestra il giovane direttore siberiano Kirill Petrenko e hanno interpretato i ruoli di Brunhilde e Siegfried, protagonisti
dell’opera, i cantanti lirici Evelyn Herlitzius, di Amburgo e Lance Ryan,
tenore canadese che ha esordito in Italia nel 2002.
L’opera ha ricevuto un’ottima accoglienza da parte del
pubblico torinese, catturato dalla maestosità della parte orchestrale e
l’intensità delle Arie. Secondo le cronache la rappresentazione dell’opera
(ovviamente sempre degli estratti data l’entità) aveva raccolto già un grande
successo durante la prima rappresentazione in assolutoavvenuta domenica 22 dicembre 1895, quando
Arturo Toscanini la diresse dal podio del Teatro Regio di Torino. L’ultima
volta che la Tetralogia fu presentata nella nostra città, diretta da Eliahu
Inbal con l’Orchestra Nazionale della Rai, fu durante le stagioni
concertistiche fra il 1996 e il 1998.
Sicuramente la nostra città quest’anno aprirà le porte
all’opera wagneriana più volte, e sarà estremamente interessante scoprire quali
dibattiti, critiche, scontri di idee saranno scatenati da questo teatro che nel
cuore, solenne e mistico al contempo, contiene le contraddizioni e i drammi del
nostro presente.